L’esperienza affettiva della casa

Casa dolce/amara casa

“Mi piace ascoltare. No, non le parole. Mi piace ascoltare gli sguardi, i gesti. Mi piace ascoltare l’anima delle persone.”

Agostino Degas

L’esperienza emotiva e affettiva della “casa” è un tema che accompagna trasversalmente la vita di ciascuno di noi.

Casa costruita, abitata, vissuta, lasciata o abbandonata. Casa come rifugio, protezione, contenimento, ma anche porto da cui partire per nuove scoperte, da cui “prendere il largo”. 

Il termine “casa”, come si può notare, non presenta un solo significato ma è un termine che racchiude valori differenti. 

Può essere associato a un contenitore garante di stabilità, serenità, benessere: custode degli affetti, degli interessi e delle relazioni interpersonali. 

Pertanto, quando si pensa alla “casa” si può andare ben oltre l’idea di luogo fisico (pareti, porte, tetti … ) ricercando invece visi, odori, colori, sensazioni ed emozioni che sono a noi più familiari. 

In molti dicono che per loro casa è stare con le persone che amano

In un altro senso, la casa può anche non significare quel luogo sicuro e sereno che si è descritto poc’anzi. Al contrario, può costituire un posto da dove voler scappare, fuggire, perché vissuto come stressante.

La separazione di una coppia genitoriale, per esempio, può rappresentare un momento di vita faticoso, a volte anche pericoloso, tanto per l’intera famiglia, quanto e soprattutto per i figli. Sarebbe utile, in questi casi, mettere in atto strumenti volti a tutelare la compagine familiare e uno di questi è appunto la mediazione. 

Il mediatore nel suo ruolo di facilitatore favorisce l’incontro tra i genitori invitandoli al tavolo della discussione, ne garantisce la comunicazione rispettando tempi e ritmi dello scambio; li accompagna a negoziare aiutandoli a formulare proposte di soluzione e favorisce la collaborazione valorizzando i risultati positivi e costruttivi da loro ottenuti.

Durante la mediazione i veri protagonisti sono i genitori.

Per questo motivo è importante, prima di iniziare il percorso di mediazione, verificare l’assenza di impedimenti personali ed accertarsi che i mediandi siano in grado di negoziare liberamente.

Questa valutazione risulta fondamentale quando il professionista sospetta che tra quella coppia, all’interno della loro casa, vi sia una situazione di violenza.

La casa, in questi casi, non è più solo luogo di sofferenza legata all’evento separativo, è molto di più.

Per chi subisce violenza intra-familiare, la casa è una dolorosa prigione

Appare doveroso a questo punto fare una distinzione tra conflitto e violenza.

Quando parliamo di conflitto ci riferiamo a una contrapposizione di posizioni e opinioni che si possono manifestare senza alcun tipo di paura ma in modo sereno e tranquillo.

Pertanto, nei casi di conflitto non c’è violenza, quindi paura di esprimere i propri bisogni.

La caratteristica principale e quella più importante nel conflitto è che ci sia una parità di potere tra le parti.

Il conflitto è caratterizzato da:

    • consenso alla lotta da parte di entrambi;
    • situazione paritaria fra i due partners;
    • nessuna intenzione di sottomissione, umiliazione o annientamento.

Al contrario, si parla di violenza quando una parte vorrebbe esprimere i propri bisogni e desideri ma si manifesta la paura e il timore di ricevere possibili ripercussioni fisiche e/o psicologiche dal partner.

Questo fa sì che quando si parla di violenza ci sia una disparità di potere.

La violenza è caratterizzata da:

    • condizione di supremazia di uno sull’altro;
    • uso intenzionale della forza fisica o psicologica per dominare l’altra persona;
    • lo scopo delle azioni o delle parole usate è quello di ferire, sottomettere, umiliare l’altra persona.

La vittima subisce un danno fisico, sessuale o psicologico, talvolta anche permanente.

Pertanto, è assolutamente opportuno che nel caso in cui il mediatore, dopo aver valutato la situazione, si dovesse trovare davanti una coppia dove vi siano stati azioni che rientrano nei maltrattamenti in famiglia, la prima cosa da fare è tutelare la vittima, indirizzandola ai centri antiviolenza o ai servizi sociali.

La mediazione deve essere uno spazio in cui la persona può e deve sentirsi libera di esprimere tutte le sue emozioni, preoccupazioni, sensazioni senza provare alcuna vergogna o giudizio. Deve essere a suo agio e soprattutto deve sentirsi al sicuro, accolta ed ascoltata

Questo è un estratto della Tesi per l’esame di Primo Livello in Mediazione Familiare secondo NT UNI 11644

della dott.ssa  Ludovica Castelli, allieva della Scuola Buzzi – clicca qui per leggere l’elaborato completo

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