Pubblichiamo il primo di una serie di contributi che affronteranno due dei fenomeni più dolorosi nel panorama dei rapporti familiari difficili: l’estraniamento familiare e l’alienazione genitoriale. Vogliamo metterne in luce gli aspetti psico-affettivi attraverso la descrizione, la corretta identificazione e le azioni suggerite per tentarne il superamento.
In entrambi i casi i figli riducono o arrivano a tagliare la comunicazione e i rapporti nei confronti di almeno uno dei due genitori, ma per ragioni diverse.
Capiremo insieme le ragioni e gli stati d’animo dei protagonisti dell’estraniamento, che con il loro comportamento intendono arginare la sofferenza nascente da un rapporto che è fonte di sofferenza.
Osserveremo che le cose si complicano nell’alienazione, perché è un genitore con un vissuto separativo ad alta litigiosità a mettere in atto comportamenti di alienazione dei figli dall’altro genitore.
Oltre alle differenze nelle dinamiche che portano ai due fenomeni, considereremo che cosa, nei comportamenti in risposta ai due fenomeni, possa risultare inutile o addirittura dannoso e che cosa sia più corretto mettere in atto. Cosa importante da sapere, non solo per il genitore estraniato, ma soprattutto per quello a rischio di alienazione o già alienato, per evitare di perdere l’occasione di ricostruire il «non rapporto» con i figli.
Lo scopo della disanima, che si estenderà in 6 articoli più 1 sul Programma di Family Bridging, è di aiutare a valutare correttamente le situazioni che si presentano. Ciò aiuterà genitori e figli, con particolare attenzione al loro reale e migliore interesse non solo nel breve, ma anche lungo termine.
Da oltre 30 anni i fenomeni dell’estraniamento familiare e dell’alienazione genitoriale sono presenti nella nostra esperienza italiana e il tema è stato oggetto di dibattiti scientifici sulla sua “esistenza” a causa di alcuni fraintendimenti che non andremo in questa sede ad illustrare.
Joan Kelly, autrice con Judit Wallerstein del fondamentale testo che raccolse la loro ricerca longitudinale Surviving The Breakup: How Children And Parents Cope With Divorce, già a partire dai primi anni Novanta teneva corsi di formazione per operatori che si trovavano ad affrontare l’Alienazione Genitoriale. Avendo l’autrice del presente contributo seguito per anni le situazioni legate alle separazioni altamente conflittuali, ha sempre tenuto distinte le situazioni di estraniamento dalle situazioni di alienazione, come appreso dalla Kelly (Kelly, JB., Johnston, JR.: The alienated child. A reformulation of Parental Alienation Syndrome, Family Court Review (pp. 249-266), Sage Publications, Vol. 39, No.3, July 2001. https://jkseminars.com/pdf/AlienatedChildArt.pdf ).
Nelle decine di casi di estraniazione e di alienazione incontrati nella nostra esperienza professionale, il contatto tra genitori e figli è ripreso grazie alla scelta del genitore estraniato e/o alienato di affrontare correttamente la situazione, mettendosi in gioco in modo costruttivo e paziente (in alcune di queste famiglie ci sono voluti anni, in altre lustri).
In molti altri casi si sono verificati eventi tali da portare i genitori conviventi con i figli a chiedere aiuto e ad accettare di far riprendere i rapporti fra i figli e l’altro genitore, dichiaravano infatti che il comportamento dei figli era diventato “ingestibile”.
Infine, in altri casi ancora, si sono verificati eventi cruciali che hanno portato i figli a dare una seconda possibilità al rapporto con il genitore assente dalle loro vite: sovente si è trattato della perdita, letterale o figurata, della figura sostitutiva del genitore mancante dalle loro vite.
Una ultima annotazione. Secondo l’esperienza maturata, nei casi di alienazione genitoriale gli incontri di mediazione fra figli e genitori rifiutati dà più risultati della mediazione familiare esclusivamente tra i genitori, perché ai genitori che vivono queste situazioni di accesa conflittualità occorre un percorso specifico, e con un’equipe di esperti sul tema, per arrivare a superare le condizioni psicologiche e morali alla base della alienazione genitoriale.
L’estraniazione familiare è la cessazione, o l’importante riduzione, della relazione preesistente tra componenti di una famiglia, spesso al punto che la comunicazione è scarsa o nulla per un periodo di tempo prolungato.
Può essere una separazione fisica o, anche, una distanza emozionale tra l’estraniante, ovvero chi mette in atto dinamiche di allontanamento e di chiusura dei rapporti, e la persona estraniata.
Alle origini ci sono motivazioni che coinvolgono direttamente il rapporto tra estraniante e persona estraniata.
Nell’estraniazione, la relazione non è simmetrica, perché almeno uno dei familiari desidera che l’allontanamento finisca, e procura elevati livelli di stress negli estraniati, tuttavia, nel caso di una relazione violenta alla base dell’estraniazione, la vittima prova un senso di sollievo nell’eliminare ogni contatto (Agllias, K.: Family estrangement: a matter of perspective. London: Routledge, 2017).
Una percentuale significativa di estraniazioni vede il coinvolgimento di una terza persona, o un gruppo di persone esterne, che offrono un pretesto di distacco, come per esempio un figlio che non sopporta il patrigno, potrebbe rifiutarsi di avere una relazione con la madre dopo che lei ha sposato quell’uomo che egli detesta. In altri casi la terza persona, o il gruppo di persone esterne come anche un sistema di ausilio sociale, fornisce una solida rete alternativa di rapporti e di risorse concrete in grado di fornire sufficiente supporto per mettere in atto l’estraniamento.
Molti estraniati, difatti, identificano in una specifica persona, o gruppo di persone, la principale causa dell’estraniazione subita.
La persona respinta mette in atto diverse strategie per riparare la frattura, ma si è potuto constatare che solo assumendosi la responsabilità dell’estraniazione e “facendo ammenda” può migliorare la relazione.
Strategie di potere o coercizioni, ricatti o accuse verso la terza persona o di difesa della terza persona, ecc. rinforzano il convincimento dell’estraniante.


