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Beatrice Morandi

Beatrice Morandi

Mediatrice Familiare, Counselor, Coordinatrice Genitoriale, Conduttrice di Gruppi di Parola per figli di genitori separati e di Gruppi di sostegno alla genitorialità nella separazione

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Accompagnare la genitorialità post-separazione: il ruolo del professionista come “catalizzatore”

Il percorso di formazione al metodo della Coordinazione Genitoriale che, nell’ultimo anno, mi ha portata a specializzarmi in ADR per la gestione dell’Alta Conflittualità Familiare è stato per me un’occasione preziosa per mettere a confronto due dispositivi, quello della Mediazione Familiare e quello della Coordinazione Genitoriale, i cui presupposti, finalità, metodi e ambiti di intervento sono profondamente diversi.

Non è mia intenzione soffermarmi qui sulle distinzioni, evidenti, tra le due proposte. È semplice distinguere e individuare entrambe nella loro specificità, considerando il momento in cui intervengono e le caratteristiche delle situazioni per cui sono configurate.

Mi interessa invece condividere una riflessione su un elemento comune e trasversale a Mediazione Familiare e Coordinazione Genitoriale che a me appare centrale. Mi riferisco all’opportunità di declinare il proprio intervento professionale con l’obiettivo di aiutare i genitori separati a identificare la natura degli aspetti su cui dovranno trovare un accordo. Facilitare, nel corso dell’accompagnamento, l’apprendimento di un metodo comune per affrontare e gestire le situazioni critiche future. 

Favorire, sulla base di un approccio maieutico, la consapevolezza sulla necessità di sviluppare e saper governare un metodo per la gestione dei problemi, che possa essere introiettato gradualmente e in virtù di un percorso comune. Fare questo significa porre le basi perché le persone che si rivolgono a noi possano poi, in prospettiva, gestire in maniera autonoma le difficoltà legate al compito genitoriale post-separazione.

Appare, in questo senso, comune ai due ruoli professionali di Mediatrice Familiare e Co.Ge. l’obiettivo di esercitare un ruolo proattivo affinché i genitori separati che ci troviamo ad accompagnare potenzino la capacità di analisi dei problemi, in primis individualmente, a partire dalla propria attitudine personale e dalla predisposizione alla mentalizzazione e, in un secondo momento, come coppia genitoriale.

Questa funzione maieutica insita nel compito professionale di supporto alla genitorialità post-separazione è rilevante in entrambi i contesti di intervento, seppure con modalità e obiettivi specifici e differenti nella declinazione operativa che li caratterizza e che ad essi sottende.

Spesso i genitori che scelgono di affrontare insieme la separazione in un percorso di mediazione auspicano che il percorso stesso possa rivelarsi anche un’esperienza propedeutica all’acquisizione di nuovi strumenti. Sono consapevoli che questo investimento comune possa  risultare un’occasione per sviluppare la capacità futura, come coppia genitoriale co-responsabile, di percepire e riconoscere i problemi, analizzarli, individuare soluzioni possibili, valutare alternative, fare una scelta ed attuarla. Comprendono che un investimento iniziale di partecipazione comune ad una pratica collaborativa potrà renderli più capaci in futuro di gestire le criticità con lucidità e mutuo rispetto, a garanzia della propria serenità e soprattutto a protezione dei figli.

Naturalmente, maggiore è la sofferenza che caratterizza la separazione e minore è la fiducia sulla possibilità di imparare a collaborare fuori dal setting protetto della mediazione.

Questo, a maggior ragione, riguarda le persone che devono ricorrere alla Coordinazione Genitoriale. Proprio in virtù dell’alta conflittualità che riguarda la gestione dei figli e la capacità di accompagnarli in maniera condivisa nel percorso di crescita.

Ciò non significa che il percorso comune non possa, in ogni caso, offrire nuovi apprendimenti per la gestione dei problemi e per la loro soluzione o che il professionista non debba essere altrettanto determinato nel promuovere l’acquisizione di un metodo di lavoro tra genitori per compiere scelte responsabili e condivise a tutela dei propri figli.

Mai come in questo momento storico in cui le stesse Direttive Europee insistono sulla necessità che i cittadini, di ogni età, siano supportati nello sviluppo di competenze trasversali per far fronte ai cambiamenti e alla crisi è, a mio avviso, centrale il ruolo professionale di chi questo sostegno lo può esercitare. Mai come in questi anni di emergenza sanitaria dovuta alla pandemia, che ha fatto inevitabilmente entrare anche nel setting della mediazione problematiche legate a circostanze non previste e non prevedibili, mi è sembrato necessario aiutare le persone a gestire l’ansia e la paura per sviluppare un approccio consapevole alla gestione dei problemi.

Non sempre è possibile ottenere risultati in tal senso. Certamente è sempre possibile investire sul fatto che i genitori separati vivano l’esperienza del setting di lavoro comune anche come una “palestra”.

Un luogo dove imparare a trasformare la gestione reattiva delle urgenze in gestione preventiva delle criticità. A stabilire priorità in base ad un’analisi lucida e condivisa della situazione. A identificare emergenze, urgenze e questioni importanti di ampio respiro, da affrontare con la calma necessaria a sviluppare un approccio condiviso alla loro analisi e gestione.

Mai come in questo periodo mi sono trovata ad accorgermi che le competenze per la risoluzione dei problemi non devono essere date per scontate nel nostro lavoro di accompagnamento e che spesso, proprio grazie ad una relazione di fiducia che le richiama e le legittima in virtù di un ruolo e di un contesto, le persone imparano a riconoscerle e ad utilizzarle.

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