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Valeria Tornese

Valeria Tornese

Dottoressa in Psicologia, Mediatrice Familiare specializzata in Supporto alla Genitorialità e Coordinazione Genitoriale, Counselor

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I miei si separano: che cosa sta succedendo?

È sempre più frequente ritenere che non sia tanto la separazione in sé a provocare gravi disagi ai figli, quanto piuttosto il modo in cui questa verrà gestita.

Negli anni sono state condotte molte ricerche per valutare gli effetti del conflitto sui figli. Questi studi hanno preso in considerazione sia nuclei intatti che famiglie divorziate (Johnston).

È stato osservato come l’ostilità e l’aggressività dei genitori, specie se invasiva, reiterata e persistente, può causare nei bambini difficoltà su più livelli, ma soprattutto a livello comportamentale, emotivo e sociale.

Nello specifico

“i ragazzi tendono a mostrare più disturbi comportamentali manifesti e le ragazze tendono ad avere più disturbi emotivi nascosti”.

Sarebbe tuttavia imperfetto interpretare l’alta conflittualità genitoriale e le eventuali difficoltà riscontrate nei bambini secondo una logica causa/effetto.

Se è vero che bambini esposti ad accesi e reiterati conflitti genitoriali tendono a manifestare più frequentemente sintomi disfunzionali nell’arco della loro vita, è altrettanto vero che esistono altri fattori in grado di giocare un ruolo protettivo dello sviluppo psico-fisico del bambino.

Primo fra tutti i fattori protettivi è la possibilità che il bambino sviluppi un buon rapporto con uno o, meglio ancora, con entrambi i genitori.

Infatti,

“una buona relazione genitore-figlio può aiutare i bambini a proteggersi dal conflitto inter-parentale.”

Se i bambini si sentono veramente amati e protetti dai loro genitori, questo li proteggerebbe dai diversi rischi evolutivi cui potrebbero andare in contro.

Tuttavia, non è semplice per una coppia in conflitto mantenere quella sufficiente lucidità in grado di garantire un ambiente sicuro e accogliente per i propri figli durante e dopo la separazione.

Sovente capita che il bambino si trovi nel bel mezzo di un “fuoco incrociato” e precocemente svilupperà una sua modalità per proteggersi e reagire alla situazione, contando unicamente sulle sue forze e in relazione al suo stadio di sviluppo.

Alcuni metteranno in atto una serie di comportamenti volti a cercare di preservare l’unione genitoriale. Altri, come nel video svizzero “genitori bestia” finiscono col prendersi cura dei propri genitori, in un totale capovolgimento di ruoli.

A seconda dell’età, i figli reagiranno in maniera differente, tuttavia non potranno nulla contro la decisione dei loro genitori.

Quando una coppia si rende conto di non voler più stare insieme, nella maggior parte dei casi dà atto alla separazione fisica.

Ma come avviene il processo di separazione? In sé è un percorso che inizia molto prima della creazione della coppia. La prima separazione e la conseguente individuazione di sé stessi avviene precocemente, quando ognuno di noi comincia nella propria famiglia di origine a costruirsi la propria identità differenziandosi dai genitori.

Riconoscere che l’altro è diverso da me, vuole anche dire riconoscergli una propria individualità.

Separarsi non è solo sciogliere un contratto oppure andar via di casa, rifarsi una vita. In primis, credo, sia il riconoscere che l’altro ha emozioni, bisogni e sentimenti, proprio come noi.

Certo, prima di scegliere di separarsi capita di attraversare momenti di sconforto, di indecisione e ripensamenti. Poi, a un certo punto, è l’adulto che riflette consapevolmente sulla situazione a prendere la decisione che, oltre a rispettare i propri bisogni, ha il dovere di comportarsi onestamente anche nei confronti del partner, di tenere i figli fuori dalle liti più distruttive e di insegnare ai propri figli ad affrontare le situazioni più difficili.

Che vuol dire: dare l’esempio come adulto e genitore responsabile.

Quanto descritto è ciò che avviene nella migliore delle ipotesi.

Non sempre tuttavia si ha il coraggio di separarsi né fisicamente ma soprattutto mentalmente.

I genitori rimangono incastrati nelle loro rimostranze e si ostinano a vedere nell’altro un nemico, il colpevole, il cattivo. Così facendo non fanno altro che proiettare il proprio mondo interno negando quello altrui. L’Io e l’Altro si mantengono come due identità fuse, non separate.

“Il dispensare colpe sostituisce il viversi come persone inadeguate”.

Per potersi separare bisogna conoscere prima i propri confini e, come è stato accennato precedentemente, quest’apprendimento avviene durante il percorso di crescita e sviluppo di ciascun essere umano.

La vita ci porta a rispondere a questa esigenza anche da adulti, nel rapporto di coppia. La separazione è il principale momento critico per un genitore.

Per questo è importante e sano che ogni bambino cresca senza doversi sostituire ora alla madre, ora al padre, o ascoltare le reciproche lamentele, o addirittura arrivare ad assistere a insulti o violenze. Nessun adulto equilibrato continua ad essere impregnato di quelle che sono le idee di un genitore sull’altro, ma ha avuto la possibilità di conoscere tanto l’uno quanto l’altro e di essersi fatto le proprie idee. 

Il compito di ogni bambino è di sviluppare la propria identità e ogni genitore quello di trasmettere il meglio di sé al proprio figlio, rispettando e legittimando l’altro genitore. Così il bambino potrà vedersi nella sua interezza.

Purtroppo quando i genitori, soffrendo la crisi del proprio rapporto di coppia, si rivolgono troppe critiche, non si accorgono che in quel momento è anche il loro bambino che stanno criticando.

È solo conoscendo sé sesti e ri-conoscendo l’altro come portatore di una propria individualità, dignità e valore, che è possibile affrontare una separazione senza troppi “cadaveri” emotivi.

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