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Isabella Buzzi

Isabella Buzzi

Pedagogista, Dottore di ricerca in Psicologia, Mediatrice Familiare, Mediatrice Civile e Commerciale, Formatrice, Supervisore professionale, Counselor

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“Nostra figlia deve restare la principessa del tuo cuore”

La coppia è formata da Serena e Dante. Loro figlia, di 8 anni, si chiama Angela.

Sono separati legalmente quindi, di fatto, hanno già raggiunto, attraverso i loro avvocati, un accordo di separazione omologato dal giudice. Ma la litigiosità continua ed è molto elevata.

Su invito dei loro avvocati hanno accettato di rivolgersi a un mediatore per cercare di far funzionare tale accordo, che nella quotidianità non sono mai riusciti a mettere in pratica.

Il loro percorso di mediazione ha avuto inizio, ma è stato sospeso. Il clima era stato altamente polemico ed entrambi provavano reciproco fastidio nello stare nella stessa stanza.

Raggiunti accordi pratici urgenti avevano scelto di fissare il successivo incontro dopo almeno un mese.

Dopo la pausa di riflessione, affermano di essersi ripresentati perché, a loro dire, sono intenzionati a rimettersi in gioco e a cercare di trovare tra loro una nuova modalità di comunicazione.

Il mediatore accoglie la coppia sottolineando la sua contentezza nel rivederli

 Rafforzando l’importanza di quella scelta, dice:

“Questo spazio, anche se adesso potrebbe sembrarvi difficile, è un’occasione per voi di ritrovare la distensione dei rapporti dopo la separazione!”.

Serena prende subito la parola, comunica che per lei sarebbe bello ritrovare una comunicazione efficace con Dante e afferma:

“Se Dante mi ascoltasse renderebbe tutto più semplice”.

Il mediatore allora, riformulando, le chiede:

“Ti piacerebbe sentirti ascoltata nelle tue esigenze?”.

In questo modo, il mediatore dà atto a Serena di aver colto un suo bisogno, esplicitandolo ed entrando in empatia con lei.

Contemporaneamente, le rimanda quanto sia funzionale per la buona riuscita del processo di mediazione l’ascolto partecipato e attivo.

A tal proposito le fa notare che diversamente dall’incontro precedente, sicuramente in questa seduta si sta creando un clima relazionale favorevole a una buona comunicazione.

Il mediatore chiede quindi a Dante se anche lui ha una esigenza e Dante dice di sentire che non si fida della calma di Serena. Avverte che se venisse insultato ancora, come è successo la volta scorsa, se ne andrà via.

Il mediatore richiama entrambi al fatto che sono i protagonisti dell’incontro e come tali hanno la facoltà di scegliere come discutere. Poi chiede:

“Fa a entrambi più piacere prendere decisioni in un clima disteso?”

Entrambi gli sorridono e annuiscono e il mediatore prosegue:

“Mi complimento con voi perché avete preso la decisione di tornare e avete scelto il modo che più vi piace per parlare di ciò che vi sta a cuore”

Pur non essendo il loro primo incontro, è importante da parte del mediatore, sottolineare la valenza di quella scelta

Gli rimanda il fatto che rispetto alla prima volta, sente che sono più preparati al processo mediativo e consapevoli.

Questo intervento di rinforzo da parte del mediatore, consente alla coppia:

  • da una parte di sentirsi accolta e riconosciuta,
  • dall’altra di affidarsi al percorso, mettendosi in ascolto l’uno dell’altro, almeno inizialmente, e cercando di ascoltare le reciproche richieste.

A questo punto il mediatore chiede alla coppia qual è il primo problema che intendono affrontare durante la seduta.

Concordano che il problema più urgente consista nella pianificazione delle vacanze estive e come gestire i turni di cura della figlia Angela.

Da subito la coppia, attraverso la conduzione del mediatore, riesce a raggiungere tre micro-accordi

Il mediatore suggerisce di utilizzare il principio del do ut des.

Entrambi convengono sul fatto che facendosi reciproche concessioni possono vedere soddisfatte le loro necessità, ma anche quelle di Angela.

Rispetto alla figlia, il bisogno di entrambi i genitori è quello di passare più tempo possibile con lei e garantirle nel contempo serenità e comfort.

Per tale ragione Dante insiste con veemenza che è preferibile cambiare il giorno del venerdì con un altro perché, diversamente, Angela, soprattutto d’inverno, avrebbe subito diversi disagi causati dagli spostamenti e dal freddo.

Apparentemente la coppia appare collaborativa e intenta all’ascolto reciproco ma, di fatto, è palese un forte attrito tra loro e una profonda rabbia

Serena tende a voler monopolizzare la discussione e a fuorviare la trattativa portandola su piani diversi.

Raggiunto a grandi linee un micro-accordo, prima di averlo perfezionato passa subito a un altro problema da risolvere, senza darsi il tempo di ragionarci e di avere la certezza della decisione presa.

Questo fa sì che il mediatore debba intervenire diverse volte, ponendo confini e argini alla discussione con riformulazioni e domande.

Serena appare fin troppo aggressiva e poco ricettiva, con intenti prevaricatori e di svalutazione nei confronti di Dante e della sua compagna:

“Certo non dimostri di essere molto intelligente quando vai a comprare le scarpe alla figlia di quella cerebrolesa con cui ti accompagni e non compri niente per Angela!”.

Dante, ogni volta che Serena offende lui, la sua compagna (che si chiama anche lei Angela e quindi Serena si rifiuta di chiamarla per nome) e Laura, la figlia della compagna, si irrita e perde il filo del discorso.

Per due volte dopo le ingiurie di Serena si è alzato e si è allontanato dalla stanza della mediazione.

Il mediatore ogni volta ha interrotto la seduta, aspettando che tornasse spontaneamente

La terza volta che Dante è uscito dalla stanza e il mediatore ha interrotto la seduta, Serena ha detto al mediatore, cercando complicità:

“Che bambino! Ma deve fare sempre così?”.

Il mediatore le ha risposto con una domanda:

“È possibile che si sia offeso?”.

Serena replica:

“Non ho detto che la tipa è una cretina, ho solo detto che è una cerebrolesa. È una constatazione!”.

Il mediatore:

“Certo, è vero. Però, se ti dicessi che tuo padre è cerebroleso, tu ti offenderesti?”.

Serena s’illumina e poi ammette:

“Mmh, ho capito”.

Il mediatore chiede quindi scusa a Serena e la informa di volersi accertare se Dante intende tornare in mediazione. Una volta raggiunto Dante, nella sala d’aspetto dello studio, il mediatore gli chiede se desideri tornare ancora nella stanza della mediazione.

“Ha finito di offendermi?”,

chiede Dante.

“Lo potrai constatare tu, ma t’inviterei a non interrompere le sedute allontanandoti perché quando esci dalla stanza perdi il controllo di quanto mi venga detto da Serena e di quello che io dico a Serena”

replica il mediatore.

Dante sorride e rientra insieme al mediatore. La seduta riprende.

Serena ha smesso di attaccare Dante o la sua compagna, ma adotta un atteggiamento svalutante, mette in dubbio il suo lavoro e, soprattutto mette in dubbio in modo molto sottile e arguto le sue attenzioni di padre nei confronti della figlia.

Finalmente emerge il bisogno di Serena, in un’esplosione verbale:

“Angela ti appartiene più di Laura, anche se non vivi più con lei!”.

Il mediatore riformula:

“Vorresti, Serena, che Dante mettesse sempre Angela al primo posto, anche se adesso trascorre più  tempo con Laura che con Angela?”

Serena conferma e aggiunge:

“La devi smettere di mettere ad Angela i vestiti usati di Laura!”.

Dante replica:

“Ma che problema c’è, sono belli… e poi ci permettono di risparmiare”.

Serena si rivolge esasperata al mediatore:

“Poi non lo devo offendere, ma se non capisce niente!?!”.

Il mediatore, per evitare che il clima si surriscaldi, riformula prontamente:

“Angela, magari anche io non riesco a capire

(cerca di tranquillizzare Dante sul fatto che se non ha capito possa non essere per un suo limite personale ma per la difficoltà dell’argomento),

stai forse dicendo che, anche se dal punto di vista materiale può esserci un risparmio economico

(conferma a Dante di averlo ascoltato)

può essere umiliante per Angela indossare i vestiti usati della bambina che vive con il papà, che ha quotidianamente le sue attenzioni?”.

Angela replica:

“Certo, ma non solo, è che così la fa sentire meno importante dell’altra”.

Il mediatore le domanda:

“Angela è gelosa?”.

Risponde Dante:

“Angela è una bambina bravissima e molto generosa, non è gelosa come te, mi vuole molto bene e va d’accordo con Laura”.

Serena s’innervosisce. Cerca un ulteriore esempio per riuscire a far passare il proprio messaggio e dice:

“Per esempio, non è giusto che tu voglia festeggiare il compleanno di Angela in anticipo se lo fai solo per farglielo festeggiare con Laura. Io, lo festeggerò il giorno del suo compleanno”.

Il mediatore, sceglie la tecnica del Tenente Colombo

Fingendo di non capire niente chiede:

“Che cosa c’è di male nel festeggiare il proprio compleanno due volte? Doppi regali, doppia festa…?!?”.

Sceglie di mettere in evidenza l’aspetto positivo della scelta del padre lasciando fuori gli elementi critici per Serena: Angela in questo modo ha tante occasioni e tutte diverse per festeggiare.

Però aggiunge anche:

“Stai dicendo che Dante non è in grado di porre Angela al centro delle sue attenzioni?”.

Serena accoglie positivamente il fatto che per Angela possa essere piacevole festeggiare il proprio compleanno anche da papà, ma centra in modo più diretto il problema secondo il suo personale punto di vista:

“Quando Angela ha festeggiato i suoi 5 anni Dante si è comportato in modo eccessivo, le ha fatto troppe fotografie, l’ha messa in imbarazzo”.

Il mediatore chiarisce:

“L’aveva posta troppo al centro dell’attenzione?”.

Serena conferma e il mediatore chiede:

“Serena, temi che Dante abbia distolto la propria attenzione per darla a Laura e che di questo Angela ne possa soffrire?”.

Serena conferma, ma aggiunge anche che Laura è maleducata e che tratta male Angela.

Il mediatore le chiede:

“Vuoi che Dante protegga Angela?”.

“Sì per favore, cerca di capire”,

dice rivolgendosi direttamente a Dante

“la tua bambina è lei, mettila al primo posto e tienicela!”

Serena conclude commossa.

“Lo è sempre stata, ma capisco che cosa stai cercando di dirmi”

risponde in un soffio Dante.

La seduta è arrivata al termine e in un clima del tutto nuovo la coppia sia avvia all’uscita, in silenzio. Hanno dimostrato a sé stessi che possono farcela anche da soli.

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