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Isabella Buzzi

Isabella Buzzi

Pedagogista, Dottore di ricerca in Psicologia, Mediatrice Familiare, Mediatrice Civile e Commerciale, Formatrice, Supervisore professionale, Counselor

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Storie di mediazione. “Non voglio più essere tua moglie”

Enzo e Tiziana arrivano sorridenti, apparentemente tranquilli. Raccontano di come hanno comunicato ai figli la decisione di separarsi.

Enzo ci tiene a riportare, con una certa amarezza, la reazione di Lorenzo (il figlio maggiore) in quella circostanza: ha proposto di fare un gioco dove alla fine mamma e papà facevano la pace.

Il mediatore usa la tecnica della normalizzazione facendo rientrare il desiderio di ricongiungimento in una reazione tipica dei bambini posti di fronte alla separazione dei genitori. Poi chiede di Giulia (la secondogenita)

Era triste o arrabbiata?”.

Enzo ha l’aria rassegnata, affranta. Tiene lo sguardo rivolto quasi sempre verso il basso, molto commosso, ma poi prova a reagire e dice che la figlia è un po’ triste, a volte.

Il mediatore cerca di tranquillizzarlo chiedendogli se nella sua nuova casa i bambini avessero un posto tutto per loro. Lui risponde che ha ceduto loro il suo letto e poi procede con un racconto meticoloso del week-end, nel quale scandisce le fasi della giornata: colazione, pranzo, pomeriggio …

Il mediatore lo fa soffermare ulteriormente su alcuni particolari del tipo cosa avessero mangiato, se si fossero adattati bene alla nuova casa, se avessero già lì i loro giochi. Insomma rivolge prevalentemente la sua attenzione a Enzo e normalizza il comportamento dei bambini quando lui riporta con ansia alcune frasi dette da loro, che risultano tipiche del riadattamento dei figli alla separazione dei genitori.

Alla fine del racconto il mediatore sceglie di rafforzare entrambi e si complimenta molto con tutti e due per il buon comportamento dei bambini, avvisando i genitori che magari, in futuro, potrebbero anche non essere sempre così “perfetti”.

Poi rivolto a Enzo chiede se fare il buon papà sia per lui un modo di stare bene con se stesso. Enzo risponde che è fondamentale.

“È l’unica cosa che mi permette di restare vivo!”

Il mediatore allora prosegue chiedendo se stia facendo uno sforzo per cercare di mettersi in equilibrio con se stesso, dal momento che la separazione non è stata una sua scelta.

Enzo ammette che sta facendo molta fatica ad accettare questa separazione.

Il mediatore annuisce, guarda Tiziana, le sorride e le chiede se può passare ad affrontare il tema che entrambi ritenevano urgente: i turni di cura dei bambini.

Il mediatore domanda a Tiziana e ad Enzo se hanno pensato a come potrà essere gestita in futuro la vita dei bambini per organizzarla al meglio.

Non rispondono e cominciano a parlare del problema delle telefonate.

Enzo dice di aver sempre paura di chiamare al momento sbagliato. Tiziana replica, invece, che gli passa sempre i bambini al telefono, anche quando stanno mangiando. Tra l’altro anche lei sostiene di avere lo stesso problema nei suoi confronti rispetto al momento delle telefonate.

Il mediatore fa un riassunto reciproco dicendo che gli sembra che tutti e due abbiano paura di telefonare nel momento sbagliato. Poi normalizza le loro emozioni rassicurandoli sul fatto che tutte le coppie attraversano in modo critico questa fase dell’organizzazione delle telefonate ai bambini.

Continua a confortarli sul fatto che tutti e quattro, genitori e figli, stanno cercando di capire come adattarsi a questa nuova situazione.

I bambini cercheranno in tutti i modi, attraverso piccoli stratagemmi infantili, di rimettere insieme la famiglia e non smetteranno di sperare che mamma e papà tornino a vivere insieme.

D’altro canto il mediatore incoraggia Enzo a rispettare i sentimenti dei suoi figli senza strumentalizzarli, dicendo

“Immagino che sia molto difficile dover pianificare una vita da genitore separato, dal momento che l’idea della separazione non ti piace affatto, ho capito bene?”.

Reciprocamente, rivolta a Tiziana, la solleva dal suo senso di colpa (che dall’inizio della seduta è palpabile) dimostrandole con un riassunto di aver capito che è stata molto coraggiosa e ferma nel segnalare la crisi del loro matrimonio.

Enzo e Tiziana iniziano a discutere tra loro riguardo la separazione e il mediatore li lascia andare avanti per un po’ in modo tale da capire come sia la loro situazione. Emerge ancora pienamente la difficoltà di Enzo nel dover vivere la scelta di Tiziana che si è voluta separare.

Il mediatore riportandoli ai dati di realtà chiede quali sono le cose che ritengono più importanti per i figli.

Enzo

“La casa, la stabilità”.


Tiziana

“Il fatto che sappiano che ovunque si trovino, mamma e papà sono con loro”.

Si fa silenzio per un poco. Enzo si isola con lo sguardo.

Il mediatore, dopo qualche istante:

Altre cose?”

Tiziana:

“Per Lorenzo, gli amici” (e spiega …)

Enzo

“Per Giulia la danza” (e spiega …)

Il mediatore fa qualche domanda chiarificatrice:

“Quindi per Giulia la danza è una cosa importante. Quando va a danza? Il venerdì? E Lorenzo ha qualche impegno anche lui il venerdì? Chi li accompagna agli impegni del pomeriggio? Tiziana? E tu Enzo potresti passare a prenderli il venerdì?”

Enzo

“A me piacerebbe mangiare due o tre volte alla settimana con i bambini a casa loro”.

Tiziana sembra molto perplessa su questa proposta ma non si oppone. Il mediatore la guarda in modo interrogativo, ma Tiziana tace.

Fino ad ora il suo comportamento è sempre stato accondiscendente nei confronti di Enzo, sembra mettere in atto una strategia funzionale, di problem solving, ma appare palese come sia ancora guidata dal senso di colpa, per cui, alla fine, è poco convinta e poco convincente.

Del resto il bisogno di amore e appartenenza di Enzo è evidente sin dall’inizio della seduta e condiziona decisamente la negoziazione di Tiziana.

Il mediatore approfondisce con una domanda ipotetica:

“Se ci fosse serenità tra di voi, vi piacerebbe utilizzare il momento di scambio dei bambini con una cena?”.

Tiziana dice di sì, ma l’espressione del suo volto non corrisponde a quanto enunciato. Non c’è congruenza su questo argomento.

Il mediatore, allora, prova con una domanda trasversale:

“Da quanto tempo siete separati?”.

Rispondono insieme:

“Da quasi cinque giorni”.

Il mediatore chiarisce e informa entrambi

“Il dolore in questo momento è acuto e permarrà per parecchio tempo ma è destinato a passare, come tutte le altre emozioni”.

Poi si alza e va al tabellone dicendo loro che scriverà i loro turni e compiti di cura dei figli così come espressi da entrambi fino a quel momento. Si tratta di un primo schema che potrà essere cambiato fino a trovare la modalità migliore per occuparsi dei loro figli.

Il mediatore usa la lavagna a fogli mobili per verificare se i genitori condividono i punti più importanti.

La reazione è di spaesamento. Anche Tiziana, che inizialmente mostrava un’espressione colpevole ma decisa a separarsi, ora sembra entrare in crisi, è come se prendesse coscienza delle conseguenze concrete della separazione. Sembra proprio che non avessero ancora pensato a come impostare la cura dei figli durante la settimana sulla scorta della loro separazione.

L’assetto attuale della vita familiare viene reso graficamente con due pennarelli di colore diverso per caricare di immediata percezione sensoriale i compiti di cura materni e quelli paterni.

Senza alcun dubbio è apparso a tutti e due che lo schema risultasse sbilanciato, perché i figli non avrebbero mai trascorso un fine-settimana intero con la mamma. Enzo, allora, propone di aggiungere un quinto week-end intero, a seguito dei precedenti quattro, in cui i figli sarebbero rimasti solo con Tiziana.

Tiziana chiede, con una certa ansia, se saranno obbligati a presentare al giudice questi schemi.

Il mediatore la informa che è d’obbligo spiegare al giudice come intenderanno gestire i bambini, ma sul modo potranno accordarsi liberamente tra loro.

Enzo si inserisce “a gamba tesa” su questo argomento per dire che preferirebbe aspettare a separarsi legalmente e vorrebbe procedere con una separazione di fatto

“Così magari… poi… Tiziana, ci puoi ancora ripensare!?!”.

La sua richiesta infastidisce molto Tiziana la quale risponde con risentimento che non è d’accordo di restare ancora sua moglie, perché vuole smettere di aspettarsi ciò che Enzo finora le ha solo promesso. Aggiunge che il non separarsi legittimerebbe Enzo a continuare a trattarla come in passato, finito il timore della separazione legale. La cosa è assolutamente fuori discussione.

Il mediatore percepisce l’imbarazzo e il dolore di Enzo e gli chiede:

“Qual è il motivo per cui preferisci una separazione di fatto? Quali vantaggi hai da quella di fatto e quali svantaggi da quella legale?”

Enzo

“Solo che vorrei che Tiziana riflettesse ancora. Se Tiziana ci ripensa siamo ancora in tempo…”.

Emerge il dramma di Enzo: ha perso la moglie.

Tiziana al mediatore

“Lui non vuole percepire la realtà, io ho preso questa decisone di cui sono convinta”

e rivolta a Enzo

“non voglio più essere sposata con te”.

Emerge il divorzio emotivo di Tiziana.

Il mediatore fa da “cassa di risonanza” con un riassunto e cerca di chiarire i bisogni di entrambi con una domanda coinvolgente:

“Secondo te, Enzo, il fatto di accettare la separazione se non la si vuole, perché l’altro la vuole, può essere considerato un gesto di amore?”.

Il mediatore poi si rivolge a Tiziana e le chiede:

“Il fatto che una persona voglia separarsi per rispetto nei confronti del coniuge, perché il rapporto non funziona, potrebbe essere vissuto come un gesto onesto, di pulizia interiore?”.

Enzo non risponde, neanche Tiziana. Abbassano lo sguardo e riflettono, poi guardano il mediatore e annuiscono, esprimono consenso per quello che il mediatore ha detto. Si sentono rispecchiati in positivo.

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