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Emanuela Libralon

Emanuela Libralon

Counselor, Coordinatrice Genitoriale, Supporto alla Genitorialità, Mediatrice Familiare

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Parla con me

In questi ultimi mesi è capitato che due persone arrivassero al Counseling portandomi il medesimo problema. Non riuscivano a capire se fosse meglio lasciare il partner attuale oppure  no, se ne erano ancora innamorati e per questo mi chiedevano un consiglio.

Dopo aver sgombrato il campo da qualsiasi equivoco, ed aver chiarito che il Counselor non dà alcun consiglio, ma casomai sprona l’immaginazione, esplora possibilità  ed attiva risorse già esistenti, ci siamo messi al lavoro.

Si tratta di due giovani uomini (fino a qualche anno fa si sarebbero definiti adulti tout court) intorno ai 40 anni. Entrambi in una relazione stabile già da qualche anno, dopo diverse relazioni che non erano mai durate così a lungo, ed entrambi tentati dal mandare a gambe per aria tutto perché “intrippati” (per usare un termine che utilizzano tutti e due) da due figure che li “tentano come le sirene di Ulisse”: una vecchia conoscenza che non è mai del tutto sparita nel caso di Fabio, una collega che si è “fatta vedere” nel caso di Alessio.

Pur nelle profonde differenze delle storie di ciascuno, ho colto molti punti in comune che mi hanno spinto a questa riflessione

Il primo punto è  la sensazione da parte dei mie clienti di provare qualcosa in contrasto con l’età anagrafica. La domanda sottesa in ciascuno di loro è “com’è che non riesco ancora a comportarmi come una persona della mia età?” Dando per scontato che l’avere quel certo numero di anni comporti il seguire regole comportamentali predefinite e rispondere a standard codificati.

La seconda questione riguarda la difficoltà, per non dire l’impossibilità, di comprendere la differenza fra emozioni e sentimenti.Tutti e due innamorati delle emozioni “che fanno sentire vivi”, si sforzano per cogliere le differenze fra le une e gli altri senza peraltro riuscirci.

Da ultimo la paura del giudizio, che frena entrambi: lasciare la partner attuale li renderebbe oggetto di giudizi negativi da parte delle famiglie, ma rimanendo con loro sarebbero forse le nuove compagne a giudicarli codardi.

Per provare ad aiutarli, a mia volta mi sono fatta aiutare da due famosissimi saggi, che ho amato molto: “Movimento e Istituzione” di Francesco Alberoni e “Amore Liquido” di Zigmund Bauman. Poiché ho rilevato nei miei clienti le medesime difficoltà, utilizzare il pensiero di questi due grandissimi studiosi poteva farci da mappa per orientarci.

Movimento e Istituzione

La prima difficoltà che ho colto è il disagio nello stare nell’Istituzione, cioè

quando subentra la vita quotidiana, quando le certezze subentrano alla ricerca

Francesco Alberoni

e pertanto il ricercare sempre situazioni che comportino il vivere nel Movimento, o meglio nello “Stato Nascente” che ne caratterizza il prologo.

Quest’ ultimo si contraddistingue per una forza propulsiva e creativa fortissima (eros inteso come istanza generativa) atta a sovvertire ciò che esisteva precedentemente e che quindi

investe le relazioni strutturate … e le distrugge.

Abbiamo ragionato su come il famoso sociologo e psicologo abbia inserito a pieno titolo l’Innamoramento fra gli Stati Nascenti, e l’Amore fra le Istituzioni, (tesi questa che riprenderà e amplierà nel best seller “Innamoramento e Amore”). Insieme abbiamo identificato le emozioni come il tratto distintivo dell’innamoramento, cercando di cogliere le differenze fra queste e i sentimenti.

Se questi ultimi si caratterizzano dalla durata nel tempo, le emozioni per loro natura sono reazioni ad eventi che hanno una durata limitata, vengono vissute nel qui e ora e si esauriscono. Ed è quindi necessario trovare subito altre emozioni che si sostituiscano a quelle ormai acquietate.

Con Alessio e Fabio ho cercato di esplorare la difficoltà a reggere le frustrazioni, che entrambi hanno ammesso senza nessun problema, e la conseguente necessità di trovare qualcosa che soddisfi nell’immediato questo bisogno di nuovi stimoli, vista l’impossibilità di procrastinare il momento del piacere che tutti e due hanno localizzato in qualcosa di esterno da loro.

Amore liquido

Nel focalizzare la seconda difficoltà mi è stato di grande aiuto il saggio di Bauman. Nella società postmoderna e liquida in cui viviamo, anche le relazioni non riescono a sottrarsi alla sindrome consumista, come la definisce l’autore, per cui quando qualcosa non funziona si è più proiettati verso la rottamazione piuttosto che verso la riparazione.

Abbiamo acceso il faro sul difficile equilibrio che ciascuno di noi deve mettere in atto fra il bisogno di sicurezza e il bisogno di libertà. Gli esseri umani sono

ansiosi di instaurare relazioni [e] al contempo timorosi di restare impigliati in relazioni stabili

Zigmund Bauman

Sia Alessio che Fabio, nei nostri primi incontri, hanno ammesso di non aver fino ad ora pensato di poter recuperare l’attuale relazione, proiettati come sono già sul “nuovo”, eccitante e misterioso, fonte di grandi emozioni che potrebbe essere lì, dietro l’angolo che  li aspetta.

Abbiamo riflettuto insieme sul lessico, immaginandone uno diverso  dall’usuale

Le parole che usiamo hanno un ruolo fondamentale nel plasmare il modo in cui interpretiamo il mondo, in primis il nostro, composto da relazioni e comportamenti.

Ho chiesto ad entrambi cosa suscitassero in loro  le parole impegno e dedizione e ho avuto la stessa risposta da tutti e due.

Di default hanno accostato questi termini al lavoro, dicendosi pronti ad impegnarsi con dedizione per il raggiungimento degli obiettivi richiesti. Pensare a questo li faceva sentire motivati e carichi.

Ma quando ho chiesto loro di pensare a quei sostantivi nel contesto della relazione di coppia, entrambi –anche se con parole diverse- hanno detto che le sensazioni che provavano erano faticanoia e il peso di qualcosa che imprigionava. Nessuno slancio nell’immaginare il raggiungimento di obiettivi prefissati, nessun brivido di eccitazione.

Parimenti abbiamo provato ad analizzare i termini progetto e costruzione, utilizzando il Ponte Morandi (tragicamente crollato – come si ricorderà- nell’agosto del 2018) come metafora. Se al momento della progettazione non fosse seguito quello della costruzione, tutto sarebbe rimasto nel campo delle possibilità. Un campo ampissimo in cui ci si muove in piena libertà, ma Genova sarebbe ancora senza un viadotto che scavalca il torrente Polcevera.

Nel momento in cui si è passati alla costruzione si è dovuto attuare una scelta, che come tutte le scelte comporta delle rinunce. Scegliere il progetto di Renzo Piano per la realizzazione del nuovo viadotto ha comportato l’esclusione degli altri progetti.

Allo stesso modo, rifletteva ad alta voce Alessio, scegliere di impegnarsi con una persona significa rinunciare alle altre possibilità. Ma allora significa che anche se scegliessi di lasciare l’attuale compagna, la nuova relazione sarebbe destinata a mostrare la corda di lì a poco, visto che è necessario impegnarsi per costruire qualcosa, e mettere in atto delle rinunce.

Emozioni come progetti, gli faceva eco Fabio, anche se in colloqui distinti, e sentimenti come costruzioni, quindi!

Queste riflessioni hanno portato a calibrare il senso di inadeguatezza rispetto all’età anagrafica. I modelli a cui entrambi si ispiravano erano quelli genitoriali, in cui le scelte, gli impegni, i progetti e le costruzioni sono stati chiari ed inequivocabili fin da subito.

A ciascuno di loro ho restituito questo sentirsi fuori posto alla luce di quello su cui avevamo ragionato precedentemente, normalizzandolo. Il contesto nel quale si muovevano era profondamente diverso rispetto a quello dei loro genitori. Era pertanto piuttosto normale che quelle parole, e ciò che rappresentavano, venissero vissute con fastidio e ribellione.

Disincrostando quel lessico dai significati vecchi che sia Fabio che Alessio collegavano al peso e alla fatica, si sono aperti nuovi scenari di possibilità.

Da ultimo abbiamo preso in considerazione il giudizio, nei confronti del quale soprattutto Fabio aveva dei problemi. Ho fatto notare come loro stessi per primi tendevano a giudicarsi, male, e che questo atteggiamento portava a riflettersi sugli altri.

A qualunque decisione fossero arrivati, era normale che avrebbero scontentato qualcuno, ma questo accade ogni volta che decidiamo qualcosa. L’unica cosa davvero importante era che loro avevano lavorato assai bene per entrare molto più in profondità di quello che sembrava un problema banale.

Di questo dovevano essere soddisfatti.

Il percorso con Fabio è terminato: ha deciso di rimanere con l’attuale compagna, ben consapevole di avere un bel lavoro da fare all’interno della coppia, animato però da quella carica e da quella motivazione che prima non c’erano.

Il percorso con Alessio continua; non ha ancora deciso cosa farà, anche se la “collega” è sempre più sullo sfondo; ha scoperto il piacere speculativo di collocare i suoi piccoli problemi ed ostacoli dentro una cornice ben più ampia, sociologica, filosofica e psicologica.

Anche questo è il Counseling per me, e io starò lì con lui.

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