La cura dei figli
Francesca Ferrè

Francesca Ferrè

Mediatrice familiare, Mediatrice dei conflitti con il metodo umanista in ambito penale, sociale e scolastico

La cura dei figli

Con gli anni e il modificarsi della società, i rispettivi ruoli paterni e materni sono stati influenzati.

Nel secolo scorso, la cura dei figli e della casa erano di stretto appannaggio della madre la quale, nella maggioranza dei casi, con l’arrivo dei figli non svolgeva lavori fuori dalle mura domestiche. Il padre, dal canto suo, dettava le scelte educative che la madre doveva adottare per i figli e si occupava di sostenere economicamente la famiglia, andando a lavorare fuori casa.

I ruoli erano ben definiti e pertanto i compiti di entrambi erano molto chiari.

Negli ultimi quarant’anni le differenze di ruolo si sono affievolite. Col tempo, la donna ha iniziato sempre più a lavorare fuori casa, fino a ricoprire ruoli in passato destinati sono a pochissime donne. Allo stesso modo, l’uomo si è sempre più occupato anche di quei compiti “domestici” che storicamente sembravano di appannaggio esclusivamente femminile.

Anche la legislazione ha accolto favorevolmente questi cambiamenti, tant’è che nel 2006 è stato introdotto nel nostro ordinamento il concetto giuridico di diritto alla bigenitorialità, che riconosce a ogni bambino il diritto di crescere con entrambi i genitori, anche se separati.

La norma riconosce a entrambi i genitori pari responsabilità circa la crescita e l’educazione dei figli: il concetto di patria potestà oggi si è trasformato in responsabilità genitoriale.

Registriamo questo cambiamento anche in sede di mediazione familiare quando i mediandi devono decidere i tempi di cura dei figli

Nel mio lavoro di mediatrice familiare mi capita sempre più di osservare la paura dei padri di perdere la quotidianità con i propri figli. Infatti, molti di loro svolgono regolarmente quei ruoli che per i loro genitori erano prioritariamente di competenza materna: li accompagnano a scuola, gli preparano il pranzo e/o la cena, li aiutano a lavarsi, vestirsi e passano molto tempo a giocare con loro.

La pandemia in corso ha accelerato questo processo e molti padri, lavorando da casa, hanno accentuato, e in molti casi costruito, quella quotidianità nella cura dei figli che è difficile da praticare quando il lavoro si svolge all’esterno.

Le madri, dal canto loro, visto il crescente investimento paterno, hanno potuto dedicarsi maggiormente ad attività “fuori casa” e con il loro lavoro contribuiscono significativamente al sostegno economico della famiglia.

In questa nuova dinamica, la responsabilità della cura dei figli e delle finanze familiari si sono maggiormente distribuite su entrambi i genitori.

Un gioco di alleanza più che una divisione di compiti precisi

Quando durante la vita coniugale si è sviluppata questa interdipendenza tra il ruolo materno e ruolo paterno, le paure portate in mediazione sono:

da parte dei padri : “ho paura di perdere la quotidianità nella relazione con i figli

e delle madri: “ho paura di perdere il tempo liberato dopo che sarò sola con loro a causa della separazione”.

I timori sono diversi per i nuclei familiari che hanno mantenuto i ruoli di cura del passato :

la madre: “sarà in grado di occuparsi di loro quando io non sarò presente”

il padre: “sarò in grado di svolgere il mio ruolo al meglio senza l’aiuto della madre”.

In entrambi i casi, la suddivisione dei tempi di cura dei figli con schemi prestabiliti regolarmente nei contesti legali (due fine settimana alterni e due giorni alla settimana) potrebbe non essere la soluzione ai bisogni e alle paure di genitori e figli.

La mediazione familiare diviene quindi uno strumento utile per poter stabilire, dopo la separazione, tempi di cura più adatti alla famiglia attuale, oltre che per sperimentare la nuova realtà che si profilerà.

Durante le sedute, i mediandi hanno la possibilità di esprimere i propri timori e trovare insieme la soluzione che maggiormente soddisferà i bisogni specifici della loro famiglia.

Ridisegnare i tempi di cura dei figli sia rispetto ai bisogni di quest’ultimi e che rispetto ai propri

Una madre dopo che la figlia di 2 anni aveva trascorso per la prima volta un fine settimana con il padre fuori casa, mi disse:

“è la prima volta che sto lontana da mia figlia per due giorni, all’inizio avevo paura, ora mi sento libera di poter dedicare del tempo a me stessa… sono stata molto contenta che al suo ritorno, lunedì, (il padre della bambina) mi abbia raccontato quanto accaduto …”

Le soluzioni che vengono trovate dai mediandi sono molteplici, ma soprattutto vengono sperimentate dagli stessi e dai figli per verificarne l’efficacia. Se non rispettano questo criterio, vengono modificati prima di divenire definitivi.

In questo percorso di riorganizzazione familiare potrebbero “ripensarsi” anche come genitori: migliorare, se ce ne fosse bisogno, ma soprattutto perfezionare i loro scambi comunicativi.

Spesso, in una coppia, le scelte educative ricadono sul genitore ritenuto più adeguato o più disponibile.

Quando l’unione viene meno e con essa la coabitazione, per essere genitori efficaci tutte le problematiche educative dovranno essere comunicate e condivise da entrambi. Solo così sarà possibile decidere e seguire in modo collaborativo le scelte più opportune per i propri figli. Se il conflitto non è stato gestito né risolto, tali comunicazioni divengono pretesti per continuare “la guerra” con l’altro.

La separazione richiede ai genitori uno sforzo di comunicazione e condivisione delle scelte educative, nell’interesse dei figli

Gli incontri di mediazione dedicati ai tempi di cura dei figli possono divenire il luogo dove i genitori potranno sperimentare una nuova comunicazione e iniziare a vedersi sotto un’altra luce.

Mi è capitato con una coppia di mediandi altamente conflittuali, che per anni hanno comunicato esclusivamente tramite gli avvocati, di fare un paio di sedute proprio sulla comunicazione rispetto ai figli.  Ho potuto constatare come un modo diverso di parlarsi, e soprattutto di ascoltarsi, li portasse a decidere insieme e a collaborare efficacemente nello svolgimento dei rispettivi ruoli genitoriali.

Questa “palestra di prova” in mediazione aiuta i genitori a trovare una nuova comunicazione, non più contaminata dal conflitto, e fa sì che le paure iniziali (“perdere la quotidianità con i figli”, “sarà in grado di occuparsi di loro senza di me”) vengano sostituite da un nuovo modo di vedersi come genitori.  Ciò diviene possibile anche grazie al fatto che possono sperimentare concretamente ciò che di volta in volta decidono.

Le sedute dove si parla dei tempi di cura dei figli sono, secondo me, il cuore del percorso di mediazione perché i genitori hanno la possibilità di progettare e sperimentare nel concreto il futuro e ristabilire tra loro una nuova alleanza educativa nei confronti dei figli.

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