La prima volta in mediazione: il caso di Carla e Carlo
Isabella Buzzi

Isabella Buzzi

Pedagogista, Dottore di ricerca in Psicologia, Mediatrice Familiare, Mediatrice Civile e Commerciale, Formatrice, Supervisore professionale, Counselor

Valeria Tornese

Valeria Tornese

Dottoressa in Psicologia, Mediatrice Familiare specializzata in Supporto alla Genitorialità e Coordinazione Genitoriale

La prima volta in mediazione: il caso di Carla e Carlo

Il momento più delicato del lavoro del mediatore familiare è sicuramente quello iniziale: rientrano in questa fase il primo contatto con le parti e l’incontro conoscitivo.

Se ben gestita, la fase iniziale è la chiave di volta della mediazione.

Gli obiettivi generali sono:

  • informare le parti sul procedimento
  • consentire un certo sfogo emotivo
  • creare un’atmosfera adatta alla loro collaborazione

Occorre fare una corretta analisi della domanda chiedendo a entrambi: “Che cosa vi aspettate dalla mediazione? Quale risultato vi farebbe pensare che è valsa la pena di stare qui?”.

Impostare correttamente e in modo esplicito l’obiettivo del lavoro da farsi in mediazione spinge tutti i presenti ad un clima di maggiore collaborazione e fiducia.

Molti sono gli strumenti relazionali e le tecniche ad uso del mediatore familiare, ma il migliore è dato dalla sua capacità di ascoltare le persone in modo empatico attivo: con gli occhi, con la pancia e col cuore, prima ancora che con le orecchie.

Sa già, il mediatore più esperto, che ci saranno continui tentativi da parte dei presenti per indurlo a schierarsi, a sostenere la propria posizione come la migliore. Il mediatore non lo farà, perché il contenuto delle trattative lo interessa in modo marginale, ciò che lo interessa davvero è: “che cosa posso fare per aiutare entrambi?”.

Per prima cosa dovrà capire che cosa essi stessi desiderino e, se cercano la serenità, chiarire che cosa intendano personalmente per serenità. Quindi cercherà di far emergere che cosa, a loro parere, li possa far sentire effettivamente sereni.

Comprendere e capire è fondamentale per il mediatore familiare e per le persone in lite

Capire non è sinonimo di giudicare, significa “vedere” la realtà con chiarezza. Comprendere, a sua volta, significa accogliere.

Per ben giudicare occorre mantenersi adeguatamente distanti dalle persone, per comprendere occorre avvicinarsi alle persone, occorre l’empatia.

Essere empatici non vuol dire cercare nell’altro ciò che ci piace, che non ci piace, che ci assomiglia, ecc. Vuol dire essere in grado di vedere, sentire, vivere il mondo “come se” fossimo l’altro, ricordandoci che però non lo siamo.

Il mediatore non giudica, si sforza di capire bene e a fondo, accoglie pur non accettando deleghe decisionali.

Qui di seguito, vediamo come si sviluppano questi passaggi attraverso la descrizione di come si è svolto l’incontro conoscitivo tra una coppia in fase di separazione e il mediatore familiare.

Carla e Carlo

Ha telefonato Carla, chiedendo un incontro informativo sul processo di mediazione. Il mediatore chiede che venga all’appuntamento insieme al marito, fin da subito.

Si presentano insieme alla porta: lei molto “protetta” nei propri panni di persona allineata all’ambiente cattolico in cui lavora, dove organizza incontri per i giovani. Lui più sciolto nell’abbigliamento e nei modi, impiegato in una casa editrice importante.

Sono arrivati insieme e si presentano al mediatore con i nomi e i cognomi, il mediatore li accoglie e li fa accomodare nel suo studio.

Il mediatore illustra le finalità della mediazione (tra le altre, si riferisce alla cosiddetta WATNA, Worst Alternative To a Negotiated Agreement, ovvero Peggiore Alternativa all’Accordo Negoziato e al vantaggio di essere protagonisti consapevoli delle loro scelte) e il ruolo della mediatrice (facilitatrice della comunicazione, aiuto nel comprendere che cosa stia loro a cuore, realizzazione della riorganizzazione del loro “futuro con una differenza”) nonché le regole della mediazione (rispetto reciproco, trasparenza, onestà).

Il mediatore, inoltre, anticipa che la mediazione si occuperà, pur partendo dall’analisi del presente, del loro futuro (il cosiddetto “futurocentrismo”), aiutandoli a trovare soluzioni che possano ben adattarsi ai loro bisogni più profondi. Il compito del mediatore è di capirli, non di valutarli.

Non è una terapia ma un percorso che li vedrà impegnati a cercare le soluzioni ai problemi che via via si presenteranno ed analizzeranno insieme.

Il compito del mediatore sarà di “accendere le luci delle boe sugli scogli”

La riservatezza sarà fondamentale e il mediatore non potrà essere citato come testimone in un’eventuale causa da nessuno dei due coniugi.

Dichiarano di avere già due avvocati distinti e che sono stati proprio loro a consigliare ai clienti la mediazione. Il mediatore chiede loro di continuare ad attingere dai loro avvocati tutti i consigli legali riguardanti la situazione e le scelte che vorranno valutare per il loro futuro.

Gli incontri saranno al massimo 10, 12. Non è una terapia, ricorda il mediatore, e non si protrae a lungo. Il costo di ogni incontro (escluso il presente, che è informativo e gratuito) è proporzionale alla fascia di reddito ed è normalmente pagato da ognuno, secondo una percentuale che ritengono corretta e adeguata.

Viene quindi consegnato il modulo dell’accordo di partecipazione, dove ci sono tutti gli elementi anticipati nel dettaglio.

Il mediatore porge loro anche il tariffario, nonché il modulo da compilare per la raccolta dei loro dati.

Lei interviene dicendo: “Visto che in un altro modo sembra difficile trovare accordi ci si prova”. Lui annuisce. Ascoltano attentamente e diligentemente, lei prende spesso appunti quando il mediatore parla.

Quando il mediatore chiede se hanno figli, loro rispondono entrambi che è la questione che sta loro maggiormente a cuore. Carla racconta, in tono commesso ed affettuoso, che hanno due figli piccoli. Viola “che non ha ancora tolto il pannolino”, ed Emanuele di 6 anni.

“Il nostro capitale sono i nostri bambini!”

Dopo aver pronunciato queste parole, Carla si commuove a tal punto da dover uscire dalla stanza per qualche minuto per potersi ricomporre. È evidente che si tratta di una persona molto controllata, che è alle prese con un problema che è per lei ingestibile con i consueti strumenti ed è quindi in grossa difficoltà.

Tuttavia ammette dichiaratamente che la strada legale intrapresa con l’ausilio degli avvocati è per lei insufficiente o inadeguata e quindi è pronta a percorrere altre strade.

Il mediatore riformula subito, dicendo che i loro figli stanno molto a cuore a entrambi e li aiuta a mettere a fuoco i loro bisogni a riguardo.

Vorrebbero che i bambini fossero sereni, anche in un momento di crisi come quello attuale, e mantenere il contatto tra Carlo e i suoi piccoli, nonostante la futura separazione.

Altri obiettivi da raggiungere con la mediazione sono, per le parti, il benessere economico e la serenità personale. Vorrebbero restare genitori che collaborano e continuano a contare l’uno sull’altra nelle loro scelte. Incoraggiati a provare l’esperienza della mediazione familiare dal condividerne l’obiettivo in modo esplicito, fissiamo subito il successivo appuntamento.

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