Tenacia o cocciutaggine? Alcuni principi psicologici in gioco nelle mediazioni dei conflitti (quarta parte)
Isabella Buzzi

Isabella Buzzi

Pedagogista, Dottore di ricerca in Psicologia, Mediatrice Familiare, Mediatrice Civile e Commerciale, Formatrice, Supervisore professionale, Counselor

Tenacia o cocciutaggine? Alcuni principi psicologici in gioco nelle mediazioni dei conflitti (quarta parte)

Concludiamo la nostra breve rassegna sui principali fattori psicologici che entrano in gioco nei conflitti con un altro tipo di fissazione.

Perché se qualcosa va storto cerchiamo di condividere le nostre responsabilità, mentre se siamo solo degli osservatori di una lite imputiamo le responsabilità alle persone coinvolte? Perché, poi, tendiamo anche a giudicarle negativamente?

Questa tendenza porta a viverci come vittime della cattiveria altrui e ad assumere atteggiamenti passivi. Altre volte ricerchiamo un difensore aggressivo, invece di metterci in ascolto delle ragioni dell’altro.

Locus of control

Affrontiamo insieme il tema del locus of control, ovvero del “luogo attraverso cui si esercita il controllo”. Questo concetto spiega quell’atteggiamento attraverso cui si possono influenzare le proprie azioni e i risultati che ne derivano.

Tutti noi valutiamo in continuazione gli eventi e le rispettive conseguenze, andando alla ricerca delle cause che li hanno provocati.

Sovente, entrando in gioco anche gli altri fattori psicologici cui abbiamo accennato, ci troviamo a pensare che se c’è stato un incidente, ad esempio, le persone coinvolte possano in qualche modo averlo causato.

Se siamo noi ad esserne rimasti coinvolti, tendiamo invece a compartecipare le nostre responsabilità, a sentirci maggiormente vittime dell’evento.

È importante lavorare insieme alle persone coinvolte nella lite. Grazie alle domande del mediatore, si può imparare a percepire in maggior misura il senso del potere, rispetto alla rabbia e ai sensi di colpa.

Rasoio di Hanlon

Al locus of control si combina il fenomeno del cosiddetto Rasoio di Hanlon. Ovverosia, la tendenza innata ad attribuire agli altri comportamenti definiti come malvagi, quando possono essere spiegati in modo altrettanto plausibile da motivazioni più neutre o addirittura favorevoli.

Il principio di presumere ignoranza o stupidità, laddove si tenderebbe istintivamente ad assumere malafede o cattiveria,  da chi cita Hanlon viene indicato come indice di saggezza.

Difficilmente si considera se stessi in malafede per cui quando si assume la malafede come causa di una controversia, normalmente la si attribuisce alla controparte.

Presumendo invece incompetenza o ignoranza, si è più portati a considerare la propria responsabilità nelle incomprensioni e non necessariamente solo quella altrui.

I mediatori cercano di facilitare il superamento del fenomeno del Rasoio di Hanlon, quando chiedono di considerare il punto di vista dell’altro e se ci possano essere spiegazioni più “innocenti” per il comportamento che è stato considerato discutibile.

Concludendo la carrellata, non esaustiva ma suggestiva, dei fenomeni psicologici in atto durante una controversia, sottolineamo l’importanza della metafora. Cioè quella narrazione che permette ai protagonisti di una lite di vedersi e di ascoltarsi profondamente.

Il proporre narrazioni alternative aiuta a riconoscerci meglio e promuove il superamento della cocciutaggine, predisponendoci a una eventuale riconciliazione.

Fine quarta ed ultima parte

Prima parte

Seconda parte

Terza parte

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