Tenacia o cocciutaggine? Alcuni principi psicologici in gioco nelle mediazioni dei conflitti (seconda parte)
Isabella Buzzi

Isabella Buzzi

Pedagogista, Dottore di ricerca in Psicologia, Mediatrice Familiare, Mediatrice Civile e Commerciale, Formatrice, Supervisore professionale, Counselor

Tenacia o cocciutaggine? Alcuni principi psicologici in gioco nelle mediazioni dei conflitti (seconda parte)

Proseguiamo la nostra riflessione e chiediamoci se sia possibile mantenere la nostra opinione su una persona, a prescindere dal suo comportamento.

Saremmo propensi a dire che non è così, ma allora, perché quando il nostro comportamento non è coerente con quello che abbiamo sempre dichiarato, ci sentiamo a disagio e temiamo di venire giudicati negativamente?

La dissonanza cognitiva

È il disagio che proviamo quando la nostra condotta contraddice le nostre dichiarate convinzioni personali. Per eliminare la tensione, possiamo o cambiare la nostra condotta, evitando di dover giustificare il nostro cambiamento a chi ci conosce, oppure possiamo sostenere di aver cambiato le nostre convinzioni.

Spesso accade questo perché, dal momento che è difficile abbandonare quei comportamenti di lunga data che ci danno piacere, scegliamo di cambiare le nostre convinzioni. Concludendo, sembra che il comportamento sia più difficile da cambiare rispetto alle nostre opinioni.

Rispetto alla cocciutaggine, ci chiedevamo se possiamo cambiare opinione sul nostro nemico

Quando siamo in lite, spesso percepiamo l’altro negativamente e possiamo usare, per definirlo, aggettivi come testardo, irragionevole e bugiardo.

È possibile cambiare queste convinzioni?

Sì, ma solo se osserveremo comportamenti incompatibili con le nostre percezioni. Quando la condotta di qualcuno è incompatibile con le nostre convinzioni su quella persona, l’incoerenza può indurci a rivalutare tali convinzioni.

Incredibilmente però, è soprattutto quando noi facciamo qualcosa di gentile verso una persona che non ci piace, che siamo in grado di cambiare opinione su di lei.

Fare concessioni genera buona volontà, a causa dell’effetto Benjamin Franklin

Questo fenomeno attribuito alla dissonanza cognitiva afferma che eseguire favori per qualcuno che non ti piace aumenta i tuoi sentimenti positivi verso quella persona (perché di solito fai solo favori per le persone che ti piacciono).

Franklin scrisse nella sua autobiografia circa la trasformazione di un legislatore rivale in un amico: 

Avendo saputo che aveva libri molto rari e interessanti nella sua biblioteca, gli scrissi esprimendo il mio desiderio di leggere quel tal libro e chiedendo se mi avesse fatto il favore di prestarmelo per qualche giorno. Lo inviò immediatamente e io lo restituii in circa una settimana con un’altra nota, esprimendo grande riconoscenza. La volta seguente, quando ci incontrammo alla Camera, mi parlò (cosa che non aveva mai fatto prima) e con grande cordialità. Da allora manifestò prontezza ad ascoltarmi in tutte le occasioni e diventammo grandi amici. La nostra amicizia continuò fino alla sua morte”.

È importante promuovere con tenacia comportamenti rispettosi e corretti durante gli incontri di mediazione, perché, come abbiamo visto, svalutiamo le persone alle quali parliamo rudemente e pensiamo con stima alle persone con cui parliamo cortesemente.

Fine seconda parte

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