Convivenza con il virus e affetti stabili
Alessandra D'Ercole

Alessandra D'Ercole

Mediatrice Familiare

Convivenza con il virus e affetti stabili

Periodo impegnativo quello appena passato, in solitaria, ognuno a modo suo a monitorare bollettini, proteggersi, fare bilanci, sperimentare ribaltamenti di progetti, tentare reazioni e approcci diversi ai cambiamenti in corso.

Il tutto in uno spazio modificato, ristretto, con distanze ora imposte ora reclamate, tra surreali perdite senza addii, vuoti, insofferenze, speranze, reciproche carezze, paure, nostalgie.

Qualcuno, vedendo gli altri, forse si è sentito fortunato.

E poi la FASE 2: pronta la punta delle dita per la conta degli “affetti stabili”, ce li ho! E sarebbero…certo, persone con cui ho un rapporto consolidato.

Scrisse Neruda: “(…)Sei piena di tutte le ombre che mi spiano.
Mi segui come gli astri seguono la notte.
Mia madre mi partorì pieno di domande sottili.
Tu a tutte rispondi. Sei piena di voci.(…)”

Cosa è STABILE in tutto questo?

Gli AFFETTI, i RAPPORTI.. .siamo fatti di relazioni, in relazione con l’altro possiamo fare i conti con noi stessi, impariamo a volerci bene da chi ce ne vuole, tutto diventa aggiustabile nell’ambito di una relazione sicura,  consolidata, reciproca…

Il punto è, esiste qualcosa di più ‘instabile’, dinamico e mutevole di una relazione a due?

Ogni relazione è innanzitutto a due, credo.

Anche io in questi mesi di incertezze sparse ho pianificato ogni attività giornaliera, ozio incluso e nutrito ogni buon proposito.

E ho pensato che mi trovo ad avere a che fare con delle SCELTE RELATIVE, perché un po’ le cose “accadono”, un po’ “me le cerco” e un po’ “scelgo”.

Affiorano esigenze trasversali, proprie della natura umana, sembrano le stesse, anche se in ambiti diversi.

Un mediatore familiare ha a che fare con turbolenze, scossoni, crepe, FASI in cui in famiglia ci si trova, proprio malgrado,  a perdere equilibri su un filo teso, a cercare di mantenere una STABILITA’ costruita nel tempo, nota, condivisa, dovuta, o quel che oggi è e ce la si fa andare bene così, basta non soffrire.

A volte poi tocca scegliere, spesso non si vuole scegliere, ci si arrocca, è così pacifica la staticità, l’illusione, anche qualche bugia.

Chi non cerca un rifugio? O di sentire il mondo raccontato dallo sguardo dell’altro?

Quando mia madre all’alba chiedeva a mio padre come fosse il mare, lui le sorrideva e come un regalo le diceva “è come una tavola!”.

La MATEMATICA con il suo linguaggio, modellizza problemi reali, cioè dal problema costruisce un modello, uno schema  astratto del problema, col quale si coglie l’essenza del problema, semplifica e traduce.

La FISICA studia delle interazioni e dall’osservazione della realtà particolare, col metodo induttivo, ricerca leggi generali che spiegano le INTERAZIONI o FORZE tra elementi di un SISTEMA, per cui a una azione corrisponde sempre una reazione uguale e contraria.

L’ARCHITETTURA, tenendo conto di queste leggi, cerca l’estetica, evoca sentiti e atmosfere,  dà forma e risposte  a bisogni, con costruzioni che non diresti mai potrebbero stare in piedi, nel rispetto della stabilità, tra curve, superfici, profondità, spigoli, luci, ombre, trasparenze e colori.

L’INGEGNERIA, oltre alla stabilità, si preoccupa del funzionamento: sa che la materia ha un ventaglio di comportamenti possibili e imprevedibili, conosce il carico massimo di un mattone, ma in base al metodo semi-probabilistico agli stati limite, cerca di eliminare o ridurre al minimo ogni rischio.

Il DIRITTO mira alla convivenza equa tra consociati, in funzione della tutela e dello sviluppo della persona,la sua dignità e autonomia.

Quanta stabilità cerca chi fa un progetto di vita familiare o chi manda periodicamente all’aria tutto?

Ne cerca un poco chi  legge un oroscopo la mattina?

E cosa vuole dare a intendere chi, ad esempio, parlando in inglese modula il senso di incertezza  del futuro coniugando un verbo al present continuous (futuro programmato) o col “to be going to” (forte intenzione-volontà) o al present simple (abitudine, tutto come sempre)..?

Dunque quando possiamo dire che un affetto o rapporto o relazione, anche senza che sia definita in una categoria nota (parente, coniuge, congiunto, fidanzato, amante ecc) sia stabile, continuativa?

Forse quando a due ci si ritrova accanto a costruirla, entrambi con le mani in pasta, a vedere come diventa, potendosi ognuno esprimere in vera libertà e accettazione di sé e dell’altro, senza bisogno di giustificazioni, colpe, vergogne,  COME DAVANTI AL MARE LA MATTINA IN UN GIORNO NUOVO DI ZECCA.

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