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Paola Landoni

Paola Landoni

Avvocato, Mediatrice Familiare, Mediatrice Civile e Commerciale

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Linee guida per un linguaggio non ostile dentro e fuori il processo

Le linee guida per un linguaggio non ostile dentro e fuori il processo sono state elaborate da un gruppo di lavoro nazionale degli Osservatori della Giustizia Civile.

Nel corso dell’ultimo Coordinamento di Pisa si è deciso di collaborare per la loro massima diffusione. Anche mediante la loro affissione negli studi degli avvocati e nelle stanze dei giudici.

Un file rouge le unisce: la necessità di adottare nella relazione tra i professionisti del diritto, Avvocati e Giudici, una modalità di lavoro aperta, trasparente, collaborativa, consapevole e coerente.

Le Linee Guida parlano di:

  • ascolto aperto del proprio interlocutore
  • parole come strumento per aiutare a comprendere che esistono diversi punti di vista e come ponte verso l’altro
  • collegamento tra parole e pensieri
  • opportunità di pensieri chiari, semplici e facili da comprendere
  • rispetto della persona scissa dalla discussione del problema.

Tutti temi che sembrano esulare dalle maggiori competenze del professionista…

Trovo opportuno soffermarsi sull’importanza che ha poter leggere e vedere impressi su ‘carta’ questi principi extra giuridici.

Step importante e rappresentativo della consapevolezza che ogni professionista dovrebbe avere della imprescindibilità di questi strumenti non giuridici, trasversali, che oggi non possono mancare nella nostra cassetta degli attrezzi.  

Gli avvocati di oggi hanno avuto una formazione accademica, concentrata esclusivamente sul diritto ed una impostazione avversariale.

Sono stati formati a pensare che in una situazione di conflitto una parte debba essere sempre contro l’altra: solo una può ‘avere ragione e vincere’. All’università hanno studiato il processo, l’iter della procedura avanti al Tribunale, come argomentare le ragioni del proprio cliente in lunghe memorie che lo avrebbero portato a vincere la causa e a sconfiggere l’avversario. E se la decisione del giudice non avesse accolto le istanze avanzate, avrebbero potuto chiedere a un diverso Giudice, fare appello o ricorrere a gradi superiori di giustizia  …

Così fino all’infinito, sino a vincere, sino ad ottenere ragione.

Il percorso universitario, da circa un decennio, è stato rivisitato. La maggior parte degli avvocati, tuttavia, è stata formata a risolvere le liti e supportare i propri assistiti in conflitto con il solo diritto e con una sola modalità: una parte contro l’altra. L’avvocato contro il collega avversario e tutti nelle mani di un Giudice che decide.

Questo è stato sufficiente? Proprio no!

Il senso di impotenza che ci siamo trovati ad affrontare davanti a provvedimenti giudiziali sfavorevoli, oppure nella gestione di situazioni complesse e altamente conflittuali ci hanno costretto a intraprendere un processo di trasformazione

Siamo partiti dalla figura classica dell’“avvocato da aula di tribunale” per arrivare a diventare professionisti nella gestione dei conflitti.

A fronte della inadeguatezza del diritto a supportare tutte le situazioni, abbiamo potuto conoscere e studiare altri modi per affrontare una lite: le ADR. L’acronimo indica una modalità di risoluzione del conflitto alternativa a quella del giudizio.

Il primo metodo di risoluzione alternativa delle controversie introdotto è stato la negoziazione. Ha seguito la mediazione , in primis civile e commerciale e quindi familiare, sociale e scolastica.

Questi strumenti hanno come comune denominatore la capacità di sviluppare nelle parti l’interesse a riappropriarsi della possibilità di decidere a quali condizioni risolvere il proprio conflitto. Ciò avviene attraverso la riattivazione del canale comunicativo, tra di loro interrottosi, e una collaborazione con il proprio confliggente. In uno spazio ove le regole del “setting” prevedano l’ascolto, il rispetto, la condivisione e la comprensione.

Modalità e principi che ritroviamo oggi nelle Linee Guida dell’Osservatorio della Giustizia Civile.

Il modo di fare l’avvocatura deve cambiare. La formazione dovrà assumere più che mai carattere, oltre che di aggiornamento, di accrescimento, con nuove competenze. Giuridiche si, ma anche trasversali (psicologiche, di comunicazione, imprenditoriali etc ).

Restate connessi!

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