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Paolo Bianco

Paolo Bianco

Educatore Professionale, Mediatore Familiare, Counselor, Conduttore di Gruppi di Parola

“Parole e colori per mediare”: un progetto per genitori in conflitto nell’interesse dei loro figli

La separazione dei coniugi coinvolge, volontariamente o meno, tutti i membri del nucleo familiare, soprattutto i figli. Si tratta di un periodo delicato, in cui gli attori appaiono alla ricerca di un nuovo assestamento personale e relazionale. È una fase critica che necessita di essere elaborata. La perdita del legame che un tempo univa la famiglia determina di ri-pensare nuovi tipi di legami e quindi nuove identità personali.

Durante questo processo le famiglie possono necessitare di un aiuto/sostegno esterno che li accompagni a trovare una soluzione condivisa e non conflittuale. Soprattutto nell’ottica di prendersi cura del disagio a carico dei figli minori, per i quali la separazione dei genitori rappresenta spesso un’esperienza di enorme intensità emotiva.

L’obiettivo generale del professionista che accompagna la famiglia è fare in modo che gli effetti negativi della separazione siano contenuti e che genitori e figli possano trasformare questa esperienza potenzialmente distruttiva in un’occasione di costruzione di un nuovo rapporto che garantisca la continuità dei legami e una comunicazione più costruttiva tra loro.

Un laboratorio espressivo associato alla mediazione familiare

L’introduzione di tecniche espressive nel “setting” della Mediazione Familiare potrebbe rappresentare un utile strumento a disposizione del professionista.

L’utilizzo di una tale metodologia, infatti, ha l’obiettivo di facilitare a livello individuale (sfera emotivo affettiva del singolo), una maggiore modulazione e regolazione delle emozioni, mentre a livello gruppale, (nucleo familiare) rappresenta un’occasione per instaurare un “dialogo gestuale” che attraverso l’utilizzo di materiali artistici si configura come propedeutico e facilitante rispetto all’incontro di mediazione vero e proprio.

In questa prospettiva, le tecniche espressive a mediazione non verbale rappresentano una modalità comunicativa che si pone come ponte tra il canale comunicativo non verbale e quello verbale.

Sebbene affondino le loro origini nella comunicazione non verbale consentono, in un secondo momento, di rielaborare verbalmente quanto vissuto durante il percorso espressivo.

Questo processo facilita una maggiore consapevolezza delle esperienze vissute (Peserico, 2010).

Apparentemente, si presentano come attività libere e ludiche. Proprio per questo aspetto, si adattano più facilmente ad essere proposte anche a fasce di età infantili. L’attenzione è focalizzata non tanto sul prodotto realizzato, cioè sul “cosa” si produce, ma sul processo creativo, ovvero sul “come” l’opera viene realizzata. Così facendo, vengono escluse possibili preoccupazioni relative a connotazioni estetiche.

L’espressione è libera e non vincolata ai canoni dell’Arte, che per alcuni potrebbe rappresentare un ostacolo o motivo di rifiuto rispetto ad attività di questo genere. Ciò che conta non è il “bello” o il “gradevole allo sguardo”, ma il “comunicativo”, il “significativo”.

Altro aspetto importantissimo è l’assenza di un giudizio o di interpretazione relativamente a ciò che viene realizzato. Ciascun soggetto è libero di esprimersi attraverso materiali artistici secondo ciò che, in quel dato momento, sente più consono al proprio stato d’animo e al proprio mondo interno. “Giusto” e “Sbagliato” perdono di significato e di pregnanza e l’opera prodotta diventa fulcro della comunicazione di sé.

Tali tecniche espressive operano affinché l’individuo non reprima le sue emozioni ma, attingendo alle proprie risorse, le moduli e le rappresenti attraverso il piano simbolico-immaginativo. Senza pericolo che ciò provochi una situazione di assenza di regole o perdita di controllo, poiché il tutto avviene all’interno di un contesto rassicurante e protetto. Un “setting” spazio-temporale strutturato e tutelato dal conduttore adeguatamente formato a riconoscere le dinamiche relazionali che possono generarsi e a fornire risposte sufficientemente adatte, anche con funzione di rispecchiamento rispetto ai vissuti/sentiti emersi.

Obiettivi del progetto

Avvalersi dall’ausilio di tecniche espressive all’interno di uno spazio di mediazione, accoglienza e ascolto della famiglia che sta vivendo un momento transitorio di crisi, per fornire sostegno tanto alla coppia genitoriale, quanto ai figli minori coinvolti, per prevenire o ridurre il disagio, permette di:

  • migliorare la comunicazione all’interno della coppia e tra genitori e figlio/i
  • sviluppare capacità di ascolto reciproco, empatia, riconoscimento e accoglimento dei bisogni reciproci
  • far acquisire nei partner/genitori una decisionalità autonoma e permettere a entrambi di una posizione protagonista e responsabile
  • sperimentare uno spazio libero e non giudicante di espressione dei propri sentiti ed emozioni legati all’evento critico familiare, sia dal punto di vista verbale, sia attraverso il canale espressivo-creativo non verbale
  • attivare un’esperienza relazionale del gruppo-famiglia coinvolgente e funzionale

Il lavoro artistico permette di sintonizzarsi emotivamente con l’altro, sviluppando la creazione di uno spazio intersoggettivo

Anche le scoperte in ambito neuro-scientifico in relazione ai neuroni specchio dimostrano che l’attività di queste particolari cellule permette l’attivazione della funzione empatica intersoggettiva e della sintonizzazione. Tali neuroni permetterebbero di mappare azioni, sensazioni ed emozioni proprie ed osservate negli altri.

Il risultato è la creazione di uno spazio “Noi-centrico” condiviso con gli altri. (Cipriani; in Bellazzecca, Rabboni, Persico 2006).

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